RITRATTO DEL PATRIARCA SERBO PAJSIJ NEL MUSEO NAZIONALE DI RAVENNA

Svetozar Radojčić

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Ravenna, Museo Nazionale: Ritratto del patriarca serbe Pajsij, qui riconosciuto opera del pittore Jovan, del convento di Hilandar nell'anno 1663.

Nel Museo Nazionale di Ravenna c'è una icone, esattamente attribuita dal professor Sergio Bettini (1) ad un maestro slavo del XVII secolo. L'icone, del formato 0,24 x 0,34, rappresenta un prelato piuttosto canuto, nell'atto di rivolgersi al Cristo benedicente. L'icone, relativamente ben conservata, reca una iscrizione disposta su tre rìgbe: le prima comincia a destra del capo del Cristo e giunge fino al termine del campo dipinto; la seconda riga è scritta sopra l' « orizzonte » del cielo aureo; la terza corre sopra il limite inferiore del campo dipinto (2)
Le minute lettere in corsivo cirillico, dalle interessanti legature, sono, tuttavia, di facile lettura. Così ne apparirebbe la trascrizione in caratteri latini:
1. - SVETOPOCIVAEMI PATRIJARH SRP .... PAISEI MOLITVU TVORITH GOSPODU.
2.- NA PROIZVOLENIJE I ZELANIJE MENE KIR STOJANA BJELIGRADSKAGO.
3.- PISA SE SUA IKONA V LIETO 7171 (1663) SMERENNI JOANN RUKOJU.
Le parole in corsivo sono vergate in criptografia; in traduzione libera il testo così sonerebbe:
1. - Il beato defunto patriarca serbo Pajsij fa preghiera al signore.
2. - Per volontà e desiderio di me, signore Stojan belgradese,
3. - è stata dipinta questa icone nell'anno 1771 (1663). L'umile Jovan di sua mano.
Quella di Ravenna occupa un posto particolare fra le iconi serbe del XVII secolo, grazie a questa iscrizione, che offre dati - altrimenti rari - sul committente e sull'autore. Dall'iscrizione appare come l'icone sia in realtà il ritratto del patriarca Pajsij, che fu a capo della chiesa serba per trentatrè anni, dal 1614 al 1647.
L'icone fu dipinta sedici anni dopo la morte di patriarca, evidentemente secondo un ritratto più giovanile del Pajsij.
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Ritratto del metropolita Jakov di Seres, miniatura del Tetraevagelio serbo N. 39626 del British Museum, fol. 292 v. Opera di maestro Callisto.

A me sembra che l'icone serba di Ravenna sia copia di un ritratto-miniatura. Me lo fa supporre, anzitutto, la concezione stessa del ritratto. I ritratti dei patriarchi serbi, dipinti nei secoli XVI e XVII, negli affreschi e nelle iconi, hanno un carattere rappresentativo. Sono raffigurati di faccia, in atto di benedire con la destra e con l'Evangelo chiuso nella sinistra; sono regolarmente vestiti del saccos del patriarca. La variante più modesta di ritratto, scelta per l'icone ravennate, è abbastanza frequente nelle iconi russe dei santi eremiti, dal XVI al XVIII secolo. Lo schema iconografico di ritratto del Pajsij appartiene certamente a questo tipo di icone, ma probabilmente non dipende dai modelli russi. Nella sua iconografia il ritratto in questione ripete una soluzione già esistente nell'arte serba del XIV secolo. La miniatura-ritratto del metropolita Jakov di Seres, dell'anno 1354, nel Tetraevangelio del Museo britannico, n. 39626, originario dal monastero di S. Paolo del Monte Athos, possiede iconograficamente tutti gli elementi che si ripetono nell'iconeritratto del patriarca Pajsij Il ritratto del metropolita Jakov è tipico della miniatura serba e per tale motivo ritengo il ritratto di Pajsij copia di una miniatura che poteva trovarsi in qualche manoscritto più riccamente adornato della vita di zar Uros, scritta da Pajsij nel 1642. In tal modo nell'icone ravennate Pajsij comparirebbe piuttosto come scrittore che come capo supremo della chiesa serba.
La figura del « signore Stojan », belgradese, committente dell'icone, non è troppo chiara. Dell'epoca del patriarca Pajsij si menziona nell'anno 1642 uno Stojan, chiamato Sava dopo ch'ebbe ricevuto la tonsura (3) Codesto Stojan-Sava era veramente di Belgrado, come risulta da una fonte del XVII secolo, trovantesi attualmente nel monastero di Hilandar, sul Monte Santo.
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Maestro Jovan. Icone di Santa parasceve, firmata e datata 1622. Athos, convento Hilandar, catholicòn

In un obituario a forma di rotolo, custodito nell'apposita cavità di una icone della Madonna, a Hilandar è menzionata la famiglia del signore Sava Belgradese (4) Se il Sava del 1642 e del rotolo di Hilandar venne più tardi chiamato col suo precedente nome laico di Stojan, allora lo Stojan dell'icone ravennate si identificherebbe con la persona fino a un certo punto già nota come prossima al patriarca Pajsij.
A favore di questa ipotesi parla anche il terzo nome menzionato nell'icone ravennate: il modesto Jovan, pittore rimasto sconosciuto fino al 1953. Fra gli scolari di Giorge Mitrofanovic, pittore di talento di Hilandar, era stato notato già in passato come il migliore un anonimo, il quale datava le sue iconi, senza firmarle Nel 1953, durante un esame delle icone di Hilandar, venne ripulita anche una piccola icone di santa Parasceve, che sicuramente appartiene al gruppo di lavori dell'anonimo suddetto; su di essa appare ancora l'anno (1632), ma questa volta anche il nome del maestro: Jovan. Questo Jovan, maestro di Hilandar, si identifica con il Jovan pittore dell'icone ravennate. Sono noti i legami del Patriarca Pajsij con il Monte Santo; il signor Sava (Stojan) Belgradese è iscritto con la famiglia, come oblatore, in un obituario di Hilandar; e il pittore firmato sul ritratto, il e « modesto Jovan » è il maestro del monastero di Hilandar.
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Ravenna, Museo Nazionale: Particolare del ritratto del patriarca serbe Pajsij, e della scritta superiore.

Come si vede, tutte le persone menzionate nell'icone ravennate si collegano chiaramente con il monastero di Hilandar, ricordato ancora nel XVII secolo come centro rigoglioso di vita religiosa ed artistica.
Nonostante le sue modeste qualità artistiche, l'icone di Ravenna offre dati interessanti intorno a un patriarca-scrittore, un mecenate e un pittore dei tempi oscuri della storia serba, dei decenni in cui si andava preparando la grande insurrezione che si doveva concludere con il tragico insuccesso dell'esercito cristiano dei Balcani e con la grande emigrazione dei serbi nel 1690. Esattamente datata, l'icone ravennate assume ora un posto perfettamente determinato anche nella pittura serba di iconi, nella seconda metà del XVII secolo, e nell'opera e nella vita artistica del maestro Jovan di Hilandar. L'icone ravennate fu dipinta da maestro Jovan negli ultimi anni di vita.
Se si confrontano le fotografie del busto di santa Parasceve (dell'anno 1632) e della testa del patriarca Pajsij (del 1663), si può facilmente discernere la netta differenza fra l'opera del giovane maestro Jovan, che ancora ripete le forme levigate del suo maestro Giorge, e il suo stile maturo, che ha avuto una notevole influenza sulla pittura dell'ultima generazione di maestri serbi del XVII secolo.





(1) Sergio Bettini, Pitture cretesi-veneziane, slave e italiane del Museo Nazionale di Ravenna. Ravenna, 1940, pag. 90, fig. 40.
(2) II professor Bettini mi ha messo gentilmente a disposizione le riproduzioni fotografiche particolareggiate dell'icone e dell'iscrizione ch'essa reca. Debbo alla sua cortesia se ho potuto scrivere questa nota.
(3) Hil. Ruvarac, I palriarchi di Pec, da Macario ad Arsenio III, Zara, 1888 (in lingua serba), pag. 63.
(4) Lj. Stojanovic, Note ed iscrizioni, libro VI, Belgrado - Sr. Karlovci, (1926) (in serbo), pag. 169.



Belgrado, 30 agosto 1955.

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